Sentiero dell’Ancino – Mountain Bike 2018

Sentiero dell’Ancino: antiche vie in mountain bike

Demonio d’un Bonalda, adesso che è in pensione una ne pensa e cento ne fa; non contento di fare la discesa della Stanga (o la strada della val Caretta che qualcuno vorrebbe riaprire) una volta all’anno (continuando dove io mi sono fermato anni fa) adesso “libera” in senso ciclistico anche il sentiero dell’Ancino, antica via di comunicazione tra il fondovalle  della Valsugana e del Veneto, prima di essere soppiantato dalle più moderne via della val Caretta appunto e, dopo le frane, via della Fricca. IL sentiero valicava il passo del Lanzino appunto, per poi arrivare a Lanzino, frazione di Lavarone, dove si chiamano tutti Lanzini o giù di lì, un po’ come il mio ex collega Mirko, che ora gestisce lo Chalet Tana incantata, sulle piste di Lavarone. Oggi si fa storia in MTB, del resto diceva il sommo vate Dante:

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguire virtute e conoscenza

I

Quindi oggi magari vado a trovarlo; allungo un po’ il giro verso Lavarone Gionghi, pieno di turisti come non mai a Ferragosto; alla fine le tanto vituperate seggiovie scaricano in quota frotte di “camminatori”, che dopo aver fatto 50 metri all’impianto siedono a tavola affamati. 

… eeh, l’aria di montagna fa venir fame, si sa.

Da Mirko mi tocca aspettare un’ora per mangiare, così aspetto Devis e il figlio Gianluca (uno dei nostri boci dell’Oltrefersina) e mi butto in discesa lungo una delle piste  del Bike Park Lavarone, la blu, tanto per non scassare il mio carbocavallo con miseri 100 mm di escursione davanti. La blu è divertente, anche se con la mia bici non te la godi più di tanto e i drop più alti sei costretto a saltarli. Devis invece con il suo endurone va giù rilassato: quasi quasi glielo chiedo in prestito per chiudere il giro, non si sa mai che passaggi ci sono.

Arrivati in fondo ci facciamo un panino e una coca nell’ambiente “familiare e rilassato” del bar, come recita una rivista di settore che ha scritto un redazionale sul complesso turistico. Talmente rilassato che i panini arrivano dopo una buona mezzora; il caffè è meglio che vada a farmelo da solo visto l’ambiente familiare (“Metto su la Moka” dico a Devis). Il tipo è talmente rilassato che si è scordato che i panini erano già pagati e con il caffè me li voleva far pagare di nuovo… e sì che eravamo in quattro clienti.

…strano mondo questo del freeride.

Un mondo che le riviste di settore pompano a manetta nella speranza di vendere sempre di più, dove si vedono foto e video con numeri da circo, ma la realtà è ben diversa; qui gira poca gente, piuttosto attempata e sovrappeso, bardata come piloti da motocross, piena di gesti mi verrebbe da dire, ma che fatica a staccare le ruote da terra. Naturalmente i commenti davanti ad una birra sono sempre di quelli scampati a morte certa da salti iperbolici, con rischi da controfigura evitati per un pelo. 

… a noi maschietti ci piace esagerare si sa

Quel giorno che mi fracasserò un ginocchio disarcionato dal mio carbocavallo me ne pentirò, ma per ora mi piace pedalare leggero, partendo da casa; casco sempre in testa naturalmente.

Traccia sul Garmin Fenix 3 caricata
Traccia sul Garmin Fenix 3 caricata

Caricata la traccia sul Garmin, che mi porta dritto dritto al punto di partenza, che poi sarebbe la strada della Stanga.

….come facevamo una volta senza tutta questa tecnologia?

Partenza del sentiero dell'Ancino dalla strada della Val Caretta
Partenza del sentiero dell’Ancino dalla strada della Val Caretta
Vista di Centa dal sentiero dell'Ancino
Vista di Centa dal sentiero dell’Ancino

Fino al capitello il sentiero è perfetto, sia per chi scende sia per chi sale: dovrebbero imparare i patiti del vertical di come si andava in montagna una volta; con pendenza adeguata, curve e zete seguendo il profilo della montagna, senza scalini assurdi o pendenze da capre. Che poi uno può sempre correre se ne ha; vuoi metter l’eleganza della corsa in montagna, piuttosto che arrancare su per una pista da sci a quattro zampe?

… si capisce che non mi piace il vertical?


Dopo un tratto franato (passato indenne in sella) il sentiero diventa più ripido e scosceso con alcune zete da piede a terra; oggi troppe penalità, del resto anche abusando di nose -press, con la mia bici quando mi arriva la sella sotto il mento devo mollare. E per osare su un passaggio volo oltre il manubrio in mezzo alle ortiche come un pivello.

…alla fine il migliore rimane il Tamazol.

Il Tamazol è molto più panoramico e si scende una volta sola (neanche se viene Hans Rey  fa in bici le scalinate in su); per il resto tutto godimento.

👋

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