4 risposte

  1. Veronica
    08/09/2010

    Vivere un’intera vita con la passione per la montagna e con il sogno di “cacciare Ottomila” giustifica anche l’esasperazione dei propri comportamenti. Confortola sapeva che se non fosse arrivato in vetta non sarebbe mai più (o difficilmente) potuto tornare, dunque ha tentato il tutto per tutto. Lo capisco. Imprese estreme richiamano comportamenti estremi. I tempi di Buhl, Bonatti e Terray (ma anche di Messner) erano diversi: le imprese erano ancora scritte solo nei sogni e i protagonisti venivano da storie personali lontane da quelle attuali. Oggi si parte da molto “più avanti”, con basi diverse e mentalità moderne che proiettano inevitabilmente verso una forma di competitività cui è molto, molto arduo sottrarsi. Bene? Male? Io credo che ognuno abbia il diritto di inseguire i propri sogni con tutti i mezzi che la vita gli mette a disposizione.
    A patto che ci si prenda la responsabilità di questo, verso se stessi e verso gli altri.

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  2. admin
    09/09/2010

    Grazie per i ltuo commento.
    Il mio discorso è legato ad un certo eroismo masherato da lavoro; tanti di questi alpinisti ormai fanno di queste imprese, di questa passione un lavoro.
    Giustamente in una società sempre più competitiva hanno bisogno di spostare sempre più in su l’asticella da saltare.
    Il fatto che poi si cada, una volta superata l’asticella è un problema che tutti devono considerare.
    Per quanto mi riguarda poi preferisco a volte tornare indietro; i sogni sono belli proprio perché sono sogni.

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  3. Stefen
    22/11/2010

    Guarda, condivido appieno il tuo pensiero. Anch’io una volta mi cimentai col salto in alto e, sopostata l’asticella più in su, capicollai irrimediabilmnete a terra. Da quella volta salto senza asticella…

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  4. Ironelli
    22/11/2010

    Grazie Stefen per il tuo contributo.
    E a proposito di salti ti ricordo un umile proverbio delle nostre valli:
    “La fam la fa far salti, ma l’amor ancor pu alti!”

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