Quinto Corno da Rio Bianco – Scialpinismo 2018

Non ci sono più gli scialpinsiti di una volta… quelli sudtirolesi intendoE’ il terzo giorno che mi ritrovo a tracciare; vabbè che parto sempre presto, però almeno oggi speravo di trovarla fatta, visto anche l’impegnativo giro che avevo proposto al buon Paolino, sulla via della sua redenzione da scialpipista a scialpinista.

Quando ho visto l’auto parcheggiata nel parcheggio ho pensato: “Bene, oggi la troviamo fatta!” Invece dopo 5 minuti li ho presi; scialpinisti da copertina del catalogo Sportler; tute sgargianti dei colori che vanno di moda, sci larghi e zaini super tecnici, ma andatura decisamente demodé, diciamo 300 m/h.

Roba che bisogna partire presto, mooooolto prima delle mie 7:30 da Rio Bianco. Così Paolino  io siamo passati oltre salutando con il nostro migliore  GrussGot e salendo di buon passo. Oltre il piccolo borgo alpino il dfisico ha cominciato a sentire il peso della tracciatura, ma l’ambiente superbo e maestoso ci ha rinfrancati fin quasi in vetta. Gia… quasi.

Perché anche l’altra volta che ero stato qui, nella mia precedente vita scialpinistica condivisa con il tormentato Betta non avevamo raggiunto la cima. Questa volta Paolino si ferma poco sotto lo ski depot. Io tento la salita a piedi ma troppa neve mi fa desistere. Sinceramente non ce l’ho fatta con neve polverosa e un po’ instabile fino all’anca. E poi cominciavo a non credere più nella mia corazza di invincibile e a sentirmi vulnerabile; il bollettino altoatesino dava grado 2, ma si sa che loro sulla sicurezza sono di manica larga. E che se ti fai male sono …azzi tuoi. In quel caso puoi solo sperare di essere un mezzo pazzo invasato dedito anima e corpo al sacro culto della vetta per avere giustificazioni e stormi di seguaci sui social che ti idolatrano. Se sei un onesto padre di famiglia in libera uscita dai tuoi affetti e ti fai male ti guadagni solo un bel “…e stare a casa?”.

Così ci siamo consolati gustandoci i panorami e con una super sciata fino alle piste da fondo.

 

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