Duathlon di Riccione – Triathlon 2021

Tempo di lettura: 5 minuti

Doveva essere Campionato Italiano di Triathlon Olimpico, sia assoluto sia Age Group; un’occasione per tirarsi su il ranking (mi devo rifare una verginità agonistica dopo la mia lunga assenza dalle gare, prima del fatidico passaggio alla categoria M3, quella dei cinquantenni) e chiudere la stagione con un bel weekend al mare con la famiglia.

Purtroppo il tempo ballerino ci ha messo lo zampino, con un fortissimo vento che ha di fatto annullato la parte di nuoto. La motivazione ufficiale è stata l’impossibilità di garantire la sicurezza con le barche; mi viene un po’ da sorridere considerando i bagnini italiani famosi in tutto il mondo: a Maui per l’Xterra se non ci sono almeno 2 metri di onda la gara non la fanno nemmeno!

AL gara degli atleti elite è stata trasformata il sabato in un duathlon 4/30/4; molti di loro non si sono presentati e la gara è stata una scaramuccia di provincia per una trentina di partecipanti: i primi però viaggiano proprio forte: vale sempre la regola che le classifiche si guardano dall’alto, non dal basso.

Riccione e il tempo dei vitelloni che fu.

La mattina mi sveglio controvoglia: il tempo doveva essere in miglioramento, invece ha soffiato forte tutta la notte, e il mare è ancora più burrascoso questa mattina; faccio colazione da solo nell’albergo alle 6:30, poiché la partenza è fissata per le 8:30 e ancora non si sa se il nuoto è previsto oppure no. Per una volta ci siamo concessi il lusso di un albergo invece che il solito appartamento, e ne abbiamo trovato uno anche glutenfree.

Bisogna riconoscere ai romagnoli che sono proprio gentili e simpatici; del resto questa è sempre stata la loro forza, visto che il mare non è più così attrattivo, soprattutto in confronto a paesi relativamente vicini ed economici (tipo la Croazia) e il paesaggio è ormai deturpato da una fila ininterrotta di palazzi, alcuni adibiti ad alberghi, altri a residence, intervallati da una miriade di negozi e negozietti di porcherie he il mare lo nascondono. Possibile che nessuno all’epoca abbia pensato di lasciare una fascia verso il mare libera, con una pineta, invece che opprimerla con palazzoni alti 10 piani? Sembra di ritornare indietro di 30 anni, quando calavamo dal nord a fare i vitelloni con una forte scorta di ormoni; al tempo il mito erano le discoteche tipo il Cocoricò, la BaiaImperiale ed accedervi era una gara. Viale Ceccarini è rimasta identica; quello che è cambiata è la piadina: ora è diventata gourmet ed è difficile trovarla con lo squqquarone e rucola; si trova con polpo, con la ricciola. Ci siamo fermati anche noi ad assaggiarne una particolare in un bel localino. I prezzi anche sono da gourmet, ci starebbe bene una puntata de “I 4 ristoranti” di Alessandro Borghese.

Piadina senza glutine con polpo, aceto balsamico e yogurt greco

Rimini e i Malatesta

Il pomeriggio per ingannare l’attesa, visto che non si poteva stare in spiaggia, abbiamo fatto un salto a Rimini, che almeno uno straccio di centro storico ce l’ha. E che centro: con l’Arco di Augusto, che segnava la fine della via Flaminia da Roma, si rimane affascinato dalla imponenza che gli antichi romani sapevano mostrare con le loro costruzioni.

Peccato che il centro sia molto sporco (forse residui dei bagordi del venerdì sera?); invece ho notato che l’onda lunga della Bicipolitana di Pesaro è arrivata fin qui: ci sono parecchie piste ciclabili, alcune sembrano delle tangenziali destinate proprio ai pendolari con colori identificativi.

Il Duathlon di Riccione

Al via ostento sicurezza, ma in realtà fa parecchio freddo; speriamo di scaldarci con la corsa. Trovo il mio Ex parrucchiere Alessio che invece corre completamente smanicato.

Al via temperatura di 13 gradi.

Al via le gambe rispondono bene ,e mi ritrovo a correre il primo km a 3′ 29″; purtroppo la nostra batteria si sfalda subito e mi trovo da solo controvento a recuperare: quando incrocio il Fronza lo vedo aggrappato con i denti a gente che ha almeno vent’anni meno di lui e viaggia forte. Alla fine 5 km a 3′ 39 di media non sono neanche male: pasticcio un po’ in zona cambio ma poi parto subito a menare.

Che carini i triathleti con la bici da crono

Non sono riuscito ad attrezzare la mia Cannondale con prolunghe, per cui parto con presa bassa e frequenza elevata, per non bruciarmi le gambe; sui rettilinei mi appoggio coi gomiti sul manubrio ma non è la stessa cosa. Quelli con la bici da crono li senti arrivare, con quel fischio delle ruote ad alto profilo e la pedalata a bassa frequneza; i lcasco aerodinamico con gl iocchiali integrati cela lo sguardo. Sembra di essere sorpassati da Filippo Ganna. Non mi perrdod’animo e cerco di tenerli, semrep stand ofuori dallascia. Alal prima curca mi viene da ridere: si rialzano 100 metri prima e frenano! Li infilo uno a uno e all’uscita delle curve o delel rotonde ho di nuovo 50 metri di vantaggio. Mi viene da domandare loro se quelle bici vanno sol odritte, ma in reltà sto già pensando a trovarmene una per la prossima stagione in cui vorrei provare un lungo. Arriviamo ai primi strappi e l itrovi tutti inchiodati lì, a spingere rapporti improbabili; mi domando se sia normale avere 11 rapporti e non avere almeno un 28 o un 30 di riserva! Le donne soprattutto le vedo incurvate in posizioni improbabili a spingere l’ultimo rodino disponibile.

Non parliamo poi della discesa: due curve e dietro sono tutti spariti; mi metto a uovo in un punto in discesa e ne recupero un altro pò che sembrano dei cicloamatori durante la gita della domenica. Sono proprio carini questi triathleti, speriamo vadano così piano anche quelli delle altre batterie!

Alla fine sul lungomare ne prendo un altro e proprio in quel momento arriva la moto della giuria che mi dice di staccarmi dalla scia; eseguo diligentemente e proprio in quel momento incrociamo un bel gruppone di 30 atleti che si ciucciano a vicenda la scia! Il mio avversario me lo ritrovo fino alla fine, ogni volta che c’è una cura o una rotonda me lo trovo in mezzo, poi mi rimonta con i suoi polpaccioni da pistard e arriviamo assieme.

Al cambio perdo un po’ di tempo e smonto con le scarpe: errore grossolano perché la zona cambio è lunga e senza moquette, ma asfalto. All’inizio le gambe sono un po’ rigide ma poi riesco di nuovo a sciogliermi e recupero anche un fortissimo Diego Pozzati partito in prima batteria, papà dell’olimpionico Gianluca, che alla sua età vince la categoria M5; e pensare che nuota pure forte, mi sa che il titolo l’avrebbe vinto oggi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.