B2B e B2C: Bike To Brenta e Bike To Casa – Mountain bike 2026

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Titolo semiserio a contrasto del contenuto etico; biciclettata di attraversamento del Brenta da Ovest a Est in modalità sostenibile; in bici da casa + treno e ritorno.

Etico sì, Epico anche no, grazie.

Prima parte discesa da casa alla stazione d ella Trento Malé; i soliti contrattempi mattutini, uniti alla sveglia non proprio adeguata (con questo caldo si fa fatica a dormire, specialmente se poi si è stati in giro con i ragazzi dell’Oltrefersina fino alle 19:30 per poi guardare le partite del mondiale americano di calcio) fanno sì che devo comunque arrivare trafelato alla partenza del trenino.

Treno + bici

Sul treno un collega capotreno mi riconosce e, pensando che io possa risolvere qualcosa, o forse solo vedendomi in bicicletta differenza di molti altri miei colleghi, mi racconta e difficoltà nel gestire le bici in estate; 4 posti a treno sono pochi (oggi il treno delle 7:13 è in doppia composizione, quindi crepi l’avarizia ben otto posti bici!), per non parlare degli anziani con bici elettriche da 25 kg che si aspettano un servizio di carico e scarico, oltre alle pseudo bici elettriche dei rider, praticamente moto mascherate che non ci stanno nemmeno nei sostegni.

La bici sta cambiando; oramai in su si va con l’elettrico o con gli impianti

Salgono con me due ragazzi che vanno a fare downhill in val di Sole; proprio oggi aprono gli impianti; uno è lo stesso ragazzo (in realtà oltre i 35 anni e padre di due bambini) incontrato in treno quando in ottobre siamo andati sul Baldo con Bicio; a Cles poi salgono tre 14enni con le bici da enduro che vanno nello stesso posto; uno di questi mi ricordo di averlo già visto alle gare dei giovanissimi; mi conferma che faceva cross country ma che si fa troppo fatica.

La val di Sole è cambiata negli anni

Arrivati a Dimaro inforco la bici e faccio una sosta al bar in piazza; è il mio termometro della valle; questo bar esiste da sempre, o perlomeno da quando io frequento la valle dai primi anni novanta; all’epoca per il mio primo corso di canoa quando l’unico centro aperto per gli sport fluviali era il campeggio. L’ho vista cambiare la valle, sicuramente in meglio: ora è più bella , più glamour, più folkloristica, coi gerani sui balconi di legno, ma mi lascia sempre l’amaro in bocca perché non ci si sente più trentini in casa propria; la cameriera ciociara si lamenta con un vecchio (interessato più al suo dedolletè che al caffé) di aver mangiato una tagliata di cervo non digerita, si dimentica che ho chiesto un caffé lungo invece che ristretto e soprattutto fa il solito gioco dello scontrino finto. La guardo attendendo la prova fiscale che anche l’anno prossimo ci sarà la carta igienica nella scuola dei miei figli fino aché si ricorda sbadatamente di utilizzare la cassa. D’ora in poi solo bancomat allora, così imparate!

La val Meledrio invece no

La val Meledrio per fortuna invece è sempre la stessa bellissima valle; con i suoi scorci sulle pareti del Mondifrà (per anni ho sognato la discesa leggendo la mitica guida del Brenta di Sergio Rosi, poi fatta due volte: qui e qui), i suoi pini slanciati verso l’alto, il ponte sulle cascate del Meledrio; proprio qui nei primi anni duemila avevo avviato l’attività di noleggio bici e guida; portavamo i clienti del rafting a Campo Carlo Magno per poi farli scendere lungo il Meledrio; la interruppi quando un ragazzo cadde su un tratto semplicissimo e dovetti chiamare il Soccorso Alpino perché sveniva continuamente; all’epoca lo ritenevo più pericoloso del rafting stesso. Adesso è diventato un vero e proprio business.

Qui incontro il Michelotti, fortissimo biker della val di Sole che me le suonava sempre in gara e che anche oggi mi ha fatto fare un buon ritmo. In poco tempo, tra una chiacchera (la sua, e rantoli da parte mia!) e l’altra sono a Malga Mondifrà dove comincia la salita verso Campo Carlo Magno; durante la salita incrociamo almeno 35 bici elettriche e solo due gravellari in viaggio, stracarichi, oltre al mio amico e me; la bici sta proprio cambiando.

Il ristoro in un rifugio

La salitia verso Campo Carlo Magno scorre via liscia; per un tratto è persino asfaltata, a servizio delle malghe della zona, dove la gente va in SUV a mangiare e poi riposarsi delle fatiche settimanali. Anche qui incontro una mara di bici elettriche in mano a gente improponibile; selle basse, piedi a papera, motori al massimo e cadenza a 10 rpm; una coppia si ferma a fotografare due mucche (“Che belle, ma sono tutte femmine?” potrebbe chiedere una mia amica avvocato) e lei, non reggendo il peso della e-bike, fran

a addosso al compagno e tutte e due rovinano nel prato impreziosito dalle boazzze campigliane; tutto vero, lo giuro. Arrivto al rifugio Stoppani entro per un po’ di ritsoro; fa caldissimo anche a 2600 metri, ma dentro c’è l’aria condizionata e uno stuolo di camerieri in divisa; prendo una lattina di Coca Cola e un litro di acqua per la modica cifra di 8 euro. Io capisco che far arrivare quassù una lattina e tenerla in fresca possa costare (anche se non la portano con l’elicottero ma con il fuoristrada o meglio con gli impianti) però la sensazione di essere presi per i cosiddetti c’è sempre.

Il rifugio Stoppani non ha proprio un bell’aspetto; potrebbero ingentilirlo un po’

Il problema delle bici in quota

Rispetto a 5 anni fa, quando salii da Cles per scendere a Tovel il cartello di divieto alle bici non c’è; che si siano ricreduti o che semplicemente si siano piegati al business? In tutto l’arco alpino la bici è un mezzo turistico in forte crescita e, sebbene io sia convinto che le e-bike siano sostitutive delle auto e non della bici, le bici elettriche permettono a tanti un avvicinamento alla montagna silenzioso e pulito. Il problema è quando aumentano i numeri e con gli impianti questo succede in ogni comprensorio sciistico; se qualcuno organizzasse delle discese enduro in valle di Tovel che fine farebbero i sentieri? Giustamente chi li ha costruiti e manutenuti per salire se li vedrebbe modificati (scavati è la parola giusta) da ruote da 2 pollici e mezzo che se non fanno nose-press arano il terreno per fare una curva in derapata, perché così si guida nei bike park dove le piste sono preparate in stile BMX.

Fosse per me vieterei l’uso delle bici a pedalata assistita sui sentieri; la tecnologia sta facendo passi da gigante e fra un po’ vedremo cosa ci porterà; lo so che forse è impraticabile, ma perché io che vengo in bici e treno pedalando da casa ho meno diritto a godere la montagna di uno che arriva a piedi, e che magari è salito fino all’ultimo parcheggio disponibile in auto? o pe meglio dire, chi rispetta di più la montagna tra i due?

Il sentiero scende verso la val di Tovel con tratti facili e alcuni poco pedalabili
Alcuni tratti costringono a scendere; quando sono in giro in alta quota evito di fare numeri per non rischiare di rompere tutto; non vorrei farmi tre ore bici in spalla solo per dire di non aver mai messo giù il piede.
Siamo in una prateria alpina; silenzio e rispetto dei fiori.
Passando vicino al Turrion basso si entra in una prateria alpina magnifica; solo il fischio delle marmotte mi distrare dalla contemplazione
Dopo il bivio per la malga Flavona il sentiero è completamente ciclabile, anche se riprende a salire
C’è un secondo bivio per malga Flavona, e due local mi dicono che questo è migliore di quello affrontato 5 anni fa.
All’una di pomeriggio sono a Passo Gaiarda; molto meglio del previsto; mi sono alzato solo 7 ore fa e, a parte una pausa refrigeratoria al rifugio Stoppani, non mi sono mai fermato.
Errore di giornata; seguendo una vecchia traccia scelgo la via della sinistra orografica, sui giaroni; sentiero distrutto dalle nevicate primaverili e poco mantenuto.
Riesco anche a scenderlo senza troppo casino, ma il sentiero giusto è lì che mi guarda dal fondovalle, pacifico e beato tra i verdi pascoli.
Quando i due sentieri si congiungono sopra malga Spora e già sento i campanacci, uno dei 4 vermicelli della mia gomma anteriore (taccagno sarebbe ora di cambiarla!) se ne esce e mi affloscia in un batter d’occhio la gomma, pronto recupero con uno nuovo e posso divertirmi fino alla malga.
Fino a malga Spora tutto bene

Alla malga trovo due e-biker che mi raccontano di una nuova salita e discesa da Cima Santa Maria, da tenere in considerazione, e poi l’amico Thomas , con cui si facevano epiche battaglie sugli sci d’alpinismo, che mi conferma che il sentiero dei giaroni sarebbe da chiudere. che dire poi della malga: accoglienza ottima, cibo genuino e prezzi in linea, una weizen da mezzo a 6 euro ci può stare, servita fresca e con una fetta di limone e un bel sorriso.

Lunga discesa fino in valle lungo il rio Sporeggio; roba da bollire i freni visto il caldo e le pendenze; passo per il magnifico borgo di Maurina che mi fa scendere fino alla troticoltura da cui in breve sono a Mezzolombardo per un gelato; in valle tutta l’afa dei 40 gradi mi colpisce; per fortuna che il rientro lungo il noce prima e l’Adige poi e tutto all’ombra. Di qui salita a Vigolo Vattaro un po’ patita visto il caldo; ho continuato a bere però oggi era veramente tosta tutto il giorno sotto il sole

Qui un tentativo di realizzare un video della giornata

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