Good Night, Good Luck.

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Finisce il film, tolgo il DVD dal riproduttore e la TV mi finisce sul canale che avevo lasciato, quello della BBC; nello studio si trovano un conduttore ed un intervistato; credo si tratti dell’ex comandante inglese delle forze armate in Iraq.

Le domende sono tese, incalzanti, non c’è traccia di pubblico (la famosa claque), non ci sono personalismi e piaggerie; il giornalista ad un certo punto chiede schiettamente: “Non vi sentite responsabili del disastro in Iraq?”. Il militare risponde argomentando che in effetti le cose non sono andate poi tanto bene, in parte per la cattiva organizzazione dei vari contingenti….”

Il tono dell’intervista, la sobrietà dello studio e dell’attegiamento del conduttore ricordano a pieno quella di {en:Ed Murrow}, il protagonista del film di un  bianco e nero lucido e spietato di George Clooney; un George che non a caso non è piaciuto alle donne in questo film; privo del suo carisma, privato della sua tenebrosa voce nel doppiaggio italiano ed infagottato in abiti degli anni 50 che gli fanno la camminata goffa.

In questo senso ritengo che il film, ma soprattutto la storia di Murrow e dei suoi colleghi nella lotta al senatore {en:Joseph McCarthy}, protagonista della caccia ai comunisti o presunti tali negli Stati Uniti del dopoguerra sia pienamente attuale, in un periodo dove l’informazione non ha più bisogno di essere controllata, da tanto che è piegata al potere.

In ogni caso un film lento ma pieno di dettagli, da gustare piano piano.

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