Tre Cime del Bondone Bike & Ski – Scialpinismo 2020

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Scialpinismo sostenibile, a due passi da casa.

Io parto da Vigolo Vattaro in bici, David in autobus da Cortesano… che volere di più per un 2020 che doveva essere lo spartiacque tra il mondo del fossile e il mondo che vorremmo?

Fa quasi impressione pensare che siamo arrivati al 2020 senza tenere fede a tutte le promesse che ci siamo fatti: da un lato i giovani sognatori, dall’altro gli scettici che continuano a negare i cambiamenti climatici evidenti, dall’altro i pigri benestanti che non sanno rinunciare alle loro abitudini.

Così penso mentre salgo il Bondone da Garniga: ogni auto che passa, che sia EURO 4 o anche più recente, lascia miasmi puzzolenti tanto che mi tocca girare la testa e coprirmi il volto: alla fine una sola auto a metano passa silenziosa, quando sono quasi alle caserme delle Viote, da dove si vede casa mia.

Le prime caserme delle Viote: in fondo Cima Verde

La salita da Garniga è stata più impegnativa del previsto: rispetto al mio solito e all’ultima cicloalpinistica sul Fravort ho usato la bici da corsa sperando di fare più in fretta, ma mi sono subito trovato in affanno sulle rampe da Aldeno utilizzando tutti i rodini disponibili: dopo non mi rimaneva che il cerchione, ahimè!

Ho dato appuntamento a David alla Capanna Viote: mi faccio una fetta di torta e un cappuccino per la modica cifra di 6 € e mezzo: prezzi da Cortina, dirà poi l’amico ben più avvezzo ai locali blasonati. La ragazza al banco non sembra poi stupita del mio abbigliamento a metà tra il ciclista e lo scialpinista, però un “Buongiorno” e un sorriso poteva includerlo nel prezzo. E’ troppo indaffarata a prepararsi per il delirio che di lì a poco capiterà con l’orda di ciaspolatori, bobbisti e fondisti che invaderà il locale.

Una famiglia intenta a condividere una bella giornata sulla neve: forse non hanno ascoltato i sermoni del Papa

Quando David arriva col bus partiamo per le tre cime: ci facciamo largo tra un mega gruppo di ragazzi che mettono le ciaspole per la prima volta: un istruttore sta impartendo loro i primi rudimenti di questo “sport”.

Decidiamo di salire per primo il Cornetto, sperando in una bella discesa nel bosco della Cima Verde.

Dopo aver attraversato le piste di fondo, si sale

In cima ci mettiamo i ramponi per il traverso con vista sulla valle dei laghi: per una stupidata qui un po’ di anni fa ci ha lasciato le penne un tipo con le ciaspole.

Dalla cime del Cornetto il Palon
Il Doss d’A bramo con il passaggio alla cima: sullo sfondo l’altipiano della Vigolana e la Valsugana

Breve discesa con gli sci su neve dura e poi si rimettono i ramponi per accedere al Doss d’Abramo.

All’imbocco del canale d’accesso la Doss d’Abramo
Gran caldo oggi, quasi quasi rimpiango gli o° alla partenza
Arriva anche David
Dal Doss d’Abramo verso Cima Verde
Il canale di discesa verso Sud: la picozza superleggera di David manca nella mia dotazione
Ci si arrangia in spaccate vecchio stile
Il traverso sotto le bastionate rocciose del Doss d’Abramo

Discesa da cima Verde prima su neve dura, poi, inaspettatamente polvere nel bosco. Avessi avuto solo un po’ di gambe in più per godermela…

Birra meritata prima di intraprendere la strada di casa alla Capanna Viote sotto attacco di una masnada di turisti di tutte le forme e colori. Tra fondisti ipertecnici (tutti ormai anzianotti, come i frequentatori di questo sport ormai…) ci sono pelliccioti milanesi che addobbano le spalle di signore truccatissime, tute da discesa direttamente dagli anni 80 e boci lagnanti sparsi sul pavimento, tra ii quali fanno slalom a fatica camerieri indaffaratissimi. Il morale del personale non è migliorato, e anche se ci hanno tenuto in custodia le scarpe da bici e da corsa puzzolenti, la cortesia invece non sanno proprio dove andarla a prendere. Ci chiedono di non bere le birre al bancone per non disturbare le comande della cucina! E che cavolo! Allora togliamo le ancore!

Di nuovo in assetto da bici

Discesa dal Bondone meglio di quanto speravo. Ho solo azzardato un po’ troppo in una curva in piega e ho lasciato gli sci su un palo segnaletico della neve, seminando per la strada sci e scarponi. Poco male, anche se ho rotto il gancio del mio ormai anzianotto ma validissimo zaino che avevo comprato proprio per il Mezzalama.

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