Le età barbariche

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“Vorrei sapere cosa mi rimproveri! Bisogna procreare ed ho fatto due figli, bisogna sposarsi ed io l’ho fatto, bisogna far carriera ed ho fatto carriera!” è la moglie che urla a Jean Marc mentre finalmente ha deciso di ribellarsi alla vita che non gli piace e si incammina verso l’ignoto.

E’ forse questo il senso del film? Siamo noi che diamo vita alla società oppure è la societa che fa noi? Tutto quello che facciamo, i nostri sogni, le nostre attività, i nostri amori sono realmente voluti o sono imposti dalla società che ci vuole in un certo modo? Le cose le facciamo per noi o perché la società ce lo chiede? E dove ci siamo persi la gioia di vivere, dove si è interrotto il sogno di un mondo migliore che sognavamo al liceo o all’università? Jena Marc faceva teatro, partecipava a riunioni studentesche, aveva degli ideali ed ora? Dove si è perso, dove ci siamo persi tutti?

Ora Jean Marc ha smesso di vivere e si rifugia nel sogno, fino a che non incontra una donna che ha fatto del sogno la sua seconda vita; essa vive assieme ad altri pazzi visionari un mondo medioevale dove tutti possono dar sfogo ai propri pruriti  e cercare rifugio dalla amara realtà che vivono; il predicatore gesuita che invoca le crociate contro gli infedeli (che ci ricollega alla realtà attuale del mondo sotto la paventata minaccia islamica), il famigerato principe nero, i lcompare trovato per strada che lotta con la moglie per aver due fine settimana all’anno dove potersi sentire finalmente reallizzato……..

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