Soul Kitchen

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Soul Kitchen

Soul Kitchen

Questo è quel genere di film in cui dopo cinque minuti hai già conosciuto i protagonisti principali, ognuno dei quali porta con sé una potenzialità che non vedi l’ora che venga rivelata per dipanare tutta la trama sulla scena.

Così si immagina facilmente che il pazzo cuoco da novelle cousine appena licenziato incroci in qualche modo la strada del protagonista, e che il vechio compagno di scuola intraprendente ed arrivista finisca per mettersi in mezzo quando tutto sembra ver preso la piega giusta.

Ma è questo che vogliamo; l’incontro sanguigno dei personaggi, che rispondono a stimoli primordiali continuamente richiamati dal regista; la carne, sia essa cucinata dal cuoco o sfiorata dalle mani della pranoterapeuta, l’alcool, la danza. Vogliamo vederli ballare, ascoltare la musica, vogliamo vedere come si può vivere fregandosene degli schemi, in una Amburgo dove si sfiorano i polizotti della finanza, puttane e mafiosi, immigrati e punk.

Ci si divrete alla grande, in una serie di sequenze imperdibili; una per tutte la colossale sbronza multicolore di Lucia in un bar di Amburgo.

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