Giornata della bici a Passo dello Stelvio; 48 tornanti tutti per noi, liberi a rumore e smog; che dire: una pacchia!
Mi sa che sono 20 anni esatti da quando c’ero stato con Matteo the bike a fare il Goldsee Trail; nel frattempo, a causa dell’aumento dei frequentatori, il sentiero è chiuso alle bici dalle 9 alle 16, quindi oggi usiamo le gravel così da convincere Giorgia a rifare lo Stelvio.
Colonne di auto
Giorgia ha avuto la bella idea di dimenticare il casco, così ci fermiamo a Laces a comprane uno nuovo di zecca in uno stilosissimo negozio altoatesino (con prezzi in campana peraltro); bianco, come vuole la moda del momento. Adesso ci mancano solo gli arrogantissimi calzini aero bianchi alti fino al polpaccio un completo color vinaccia o prugna e poi siamo veramente trendy. Per punizione autoinflitta Giorgia propone di partire direttamente da Laces, aggiungendo 25 km e 400 metri di dislivello al giro; contenta lei, contenti tutti, io per primo che ero già stufo delle colonne di auto in val Venosta. Proprio la val Venosta, percorsa in lungo e in largo nei gloriosi anni di scialpinismo risente della malattia che affligge tutte le valli alpine: tanta bellezza, tanti turisti, tanto traffico e nuove strade; il risultato però è sempre lo stesso, c’erano code 20 anni fa e ci sono adesso. Una volta si passava sotto il castello di Castelbello ammirandone l’imponenza, ora lo si aggira con una nuova circonvallazione ma le code ci sono comunque. Potevo andare in treno? Certo, di solito lo faccio, ma questa volta non ho trovato un viaggio compatibile con i tempi di un giorno intero; lo faremo il prossimo anno.
Colonne di bici e centinaia di bicigrill
Lungo la ciclabile della val Venosta è tutta una serie di bar, baretti, imbiss e kiosk; tutto per sfamare le centinaia, se non migliaia di ciclisti che la affollano; se non ci fossero le bici qui, chi sarebbero gli avventori ? Ogni paesino ha il suo bicigrill con varie proposte enogastronomiche per gli affamati ciclisti. Alcuni si sono evoluti con un distributore automatico di bevande refrigerate; altri si ostinano a credere nell’umanità lasciando frutta e succhi a offerta libera.
Un salto a Solda
Arrivati a Prato allo Stelvio alle 10 circa si parte per la salita: ora la strada è tutta per noi, anche se fin quasi a Gomagoi c’è una bella ciclabile sulla destra della strada; visto che Giorgia e io abbiamo un passo diverso opto per fare una capatina a Solda a vedere da vicino la nord dell’Ortles, oramai ridotta di quasi metà ghiaccio e metà roccia; gli anni gloriosi dell’alpinismo sembrano essere passati ormai e le montagne sembrano proprio secche e grigie, soprattutto dopo una stagione siccitosa come questa. Le pendenze di Solda non sono impossibili con la gravel, e prima di mezzogiorno sono in relax nel cortile della chiesa di Solda a mangiarmi un bel panino autoprodotto. Cerco una pompa per un’aggiustata di pressione del posteriore che non mi permette di scaricare a terra tutti i poderosi miei watt ma su tre negozi di sport nessuno ha una pompa! Solo completini da trekking veramente trendy, e a prezzi indecenti. Temperatura ottima, fa quasi caldo a 2000 metri.
Ciclisti di tutte le forme e i colori
tornato a Gomagoi, dopo due ore in assoluto silenzio, mi rituffo nella calca del passo, poco prima del 48esimo tornante dove si fa la coda per un selfie con il cartello; non c’è proprio rumore, però ogni tanto qualcuno ha fiato per parlare e si scambiano due chiacchere. Ci sono ciclisti e cicliste di tutte le forme, colori, lingue e sesso: tantissime donne, soprattutto straniere; tantissimi tedeschi, polacchi, slovacchi, ungheresi, spagnoli; la bici non ha proprio confini e conquistare il passo dello Stelvio è sempre un’impresa. Per alcuni deve essere veramente un’eroica avventura, visto il passo con cui salgono e la fatica che fanno; sono pochissime le bici elettriche, probabilmente perché non ci sono batterie così potenti da portare su pigroni che pedalano con le ginocchia in bocca a 30 rpm e il manubrio sulla luna; scusatemi il bike shaming ma il popolo delle e-bike è veramente pietoso!
Il passo dello Stelvio
Finalmente si arriva al passo dello Stelvio; mi fermo all’ultimo tornante (o il primo) ad aspettare Giorgia per una foto di rito assieme; oltre si fa fatica ad andare, tanta è la ressa; si parla di 18.000 persone arrivate dai due versanti. Visti i due fornitissimi ristori al 31esimo e al 14esimo tornante sto benissimo, idratato e rifocillato come un poppante, e mi godo l’aria serena del passo e la temperatura fresca; sono ormai ricordi quando al passo bisognava subito vestirsi per il freddo; mi metterò giusto la ventina perla lunga discesa verso l’Umbrail pass in Svizzera. Alla frontiera nessun controllo per fortuna; la nostra amatissima premier non è riuscita a litigare anche con la Svizzera: forse le hanno fatto capire che con gli elvetici rischiava ben altro che la poltrona alla quale è attaccata da oltre 4 anni a non fare un’emerita cippa di niente se non sbraitare a destra e sinistra contro quelli che c’erano prima.
Ah. la Svizzera!
Se l’Alto Adige è bello pettinato, la Svizzera è pure laccata: niente fuori posto, tutto in ordine; troviamo anche delle belle strade alternative molto gravel che in picchiataci portano a Santa Maria e poi a Mustair; arriviamo all’imbocco della ciclabile proprio prima di Glorenza, dove ci fermiamo per una meritata birra in uno dei bar affollati di ciclisti. Anche qui mi domando che farebbero questi bar senza le due ruote; il cicloturismo (sportivo in questo caso, ma sono tanti anche quelli che fanno su e giù lungo la ciclabile) muove veramente milioni. Da qui, mezzi ubriachi per la birra stomaco quasi vuoto, giù in picchiata verso Laces; pe fortuna è tutta discesa, anche se controvento.
























































































