Monte di Mezzocorona e Malga Kraun – Mountain Bike 2025

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Mi ricordo del monte di Mezzocorona perché agli albori della Mountain Bike la leggenda Hans Rey aveva dato una bella dimostrazione delle sue note capacità trialistiche scendendo il sentiero della funivia, quello che tutti i rotaliani fanno all’insù per tenersi in forma.

Ci avevo provato anche io, me lo ha ricordato Bicio, più di 20 anni fa quando, salito con loro dalla strada delle Longe, avevo provato a emulare il teutonico acrobata. Mi ricordo che avevo fatto parecchi passaggi a mano, ma neanche tanti in realtà.

Questa volta proviamo la discesa di Malga Kraun

Oggi invece voglio provare la discesa di Malga Kraun, nera su Trail Forks, S3 con passaggi S4 per diral secondo la scala tecnica di discesa in mountain bike. Solita discesa in città dal senter dei Bindesi; è da un po’ che provo a limare tempi ma sono sempre sul filo del minuto e cinquanta, secondo più o meno; in compenso arrivare in città la mattina è sempre piacevole; oggi proviamo a salire a Mezzocorona dal sentiero in destra Adige.

In pochi metri passiamo dalla città alla selva di un sentiero bellissimo
In riva all’Adige
Dopo Zambana vecchia il percorso continua in destra Noce fino a Mezzolombardo
Il biotopo della Rupe a Mezzolombardo, dove il Noce ruppe gli argini e creò questi stagni
Le anse del Noce
Bicio perplesso di fronte alla storie dell’ululone dal ventre giallo o qualcosa del genere.

Facciamo una deviazione a Mezzolombardo dove in piazza al bar Titti, troviamo ospitalità; la barista ci riempie di attenzioni; è ciclista pure lei e ci mostra fiera tutte le foto dei passi raggiunti in sella alle due ruote. Ne viene fuori un siparietto comico che per un momento ci distoglie dall’obbiettivo di giornata: la salita delle Longe con le sue pendenze micidiali.

Non basta il cartello per i turisti digitali; hanno dovuto persino mettere una stanga per evitare l’accesso indesiderato.
All’inizio la salita è abbordabile.
Poi però la salita si fa veramente ostica; da qui in poi solo fatica.
Sono tornanti o rampe di scala?
Ho la scusa di fare foto al Bicio, ma se stacco le mani dal manubrio cado all’indietro!

Da qui in poi basta ciacere; bisogna tenere la concentrazione sulla salita per non perdere una singola pedalata; appena rallenti la pendenza è tale che ti fermi improvvisamente, lo sterzo bacchetta destra e sinistra, la bici sembra quasi voler tornare in dietro. La pendenza è tanta, per fortuna è parte cementata e parte con inserti di lastricato su cui fare presa con i gommini del copertone; senti i tasselli stridere sotto la forza di gravità, piegarsi ma non mollare… o sono le mie gambe a lamentarsi?

Alla fine arriviamo al ponte sospeso, gioia per gli igers del terzo millennio.

Dal Monte di Mezzocorona, ormai meta di igers da tutta Italia per una foto sulla terrazza del brivido, si passa a Malga Kraun; naturalmente nella montagna di Instagram appena oltre l’attuazione non troviamo praticamente più nessuno. solo alla vista di Malga Kraun si materializza qualche viandante, di ritorno dal pranzo in malga. Anche io cedo alla fame e mi faccio fare un bel panino con crauti e carne salada.

Il maialino di malga Kraun
Alla casetta dei cacciatori troviamo due villici che ci sbeffeggiano per la nostra intenzione di scendere a valle. Come al solito chi non va in bici non sa discriminare.
Divieti anche qui; ma questo non è SAT
IL primo pezzo è molto divertente; non troppo pendente e dal fondo buono; arrivati in centro alla valle il fondo diventa molto franoso e le ruote non riescono ad avere grip proprio quando servirebbe. Qui purtroppo qualche passaggio si deve fare a piedi.
Il Bicio si diverte nei tratti facili
Qui siamo alla fine del tratto difficile e si riprende con un bel sentiero
Anche qui alberi caduti
Poco prima di Roverè della Luna Bicio distrugge il cambio; ci fermiamo in un posto dove con una pinza riusciamo a farlo girare di nuovo.
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La cosa più bella di questo giro alla fine credo non sia la difficile salita del Monte di Mezzocorona o la tecnica discesa di malga Kraun, ma l’avvicinamento a Mezocorona lungo l’Adige e poi lungo il Noce; posto veramente selvaggio e poco conosciuto anche dai trentini.

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